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Pensieri in pensilina

Borgo Palazzo

Via Borgo Palazzo è una strada dalle tante anime. Parte silenziosa, stretta, dal termine della Pignolo ridiscesa e attraversa la Morla, con il suo San Giovanni Nepomuceno che vigila sul ponte, e le piccole botteghe che prendono respiro in Piazza Sant’Anna, dove improvvisamente s’affaccia la parte del Borgo nuova e il caos della città. Un corridoio d’automobili e semafori, strade sempre più larghe che conducono al capolinea: Seriate. Una zona che per i più è solo un’area di passaggio verso il posto di lavoro o la propria casa, frequentata da chi non può essere distratto da cartelli di supermercati, ristoranti e palestre che spuntano dai lati della carreggiata. Ma se solo provi a rallentare, la via si popola di elementi che in modo silenzioso, educato, parlano di quello che qui è stato e di quello che può ancora essere.

L'omicidio nella fu campagna

L’autobus è meno affollato nel pomeriggio. L’orario delle scuole è passato, e puoi riuscire a sederti sull’8 appoggiando la borsa sul sedile accanto. Sul lato sinistro della strada, poco dopo via Daste e Spalenga, un piccolo impianto solare sbuca dal terreno. Premi il pulsante di chiamata e scendi.

A pochi passi dalla fermata, una delle molte che coprono questo tratto di Borgo Palazzo, un piccolo cippo di pietra arenaria sbuca dal terreno sul ciglio del marciapiede, sovrastato dal piccolo pannello solare, unico elemento visibile dai finestrini dell’autobus. I numeri sulla lastra di marmo inchiodata non riportano chilometri, ma la storia di un uomo: “Monticelli Francesco fu Pietro qui assassinato il 7-2-1869 d’anni 43. I figli”.

In quell’epoca la zona di borgo Palazzo era formata da campi e qualche sparuta cascina. La vita era semplice, modesta. Era Carnevale quando Monticelli, la sera del 6 febbraio, fu bloccato da 3 briganti mentre stava tornando a casa dopo una giornata di lavoro come sensale. I tre lo massacrarono di botte, gli derubarono del denaro e lo lasciarono morente dove ora giace questo cippo. I tre malviventi vennero catturati: erano di Borgo Palazzo anch’essi. Tre furono anche i figli Giuseppe di 21 anni, Emanuele di 17 e Luigi di 11 che poco tempo dopo posero qui questo cippo e che dal quel momento è rimasto qui immobile, inglobato nella creazione e nei mutamenti della città.

La centrale di via Daste e Spalenga

Via Borgo Palazzo si interseca con via Daste e Spalenga, nata da due piccoli agglomerati di case – per l’appunto Daste e Spalenga. Forse non lo sai, ma nel periodo medioevale facevano parte di quelli che venivano chiamati “Corpi Santi”, aree di proprietà ecclesiastica collocate fuori dal centro che si occupavano di agricoltura e altre produzioni cittadine in cambio di una maggiore libertà amministrativa. A sinistra, vedrai che la Roggia Morlana scorre tranquilla nel suo letto artificiale lungo 28 km che da Albino sfocia nella bassa bergamasca. Qui dal XIII nacquero i primi opifici, mulini e filande, che sfruttavano l’energia idroelettrica del canale per soddisfare le esigenze sempre maggiori della popolazione e di una città votata all’espansione. Sulla destra invece trovi quello che resta delle Industrie Riuniti Filati e della centrale termoelettrica con il suo alto camino e la sua piazza immensa, edificata nel 1927 e parte integrante della fabbrica fino a quando non venne lasciata al suo abbandono, negli anni ’60, con il trasferimento della sede industriale. “Non sembra abbandonata”, mi puoi dire con ragione. Fortunatamente dall’anno scorso la vecchia centrale ha ripreso vita, imboccando una via che sembra portarla a divenire un importante centro artistico di Bergamo.

L'opera di un celebre artista su un umile edificio

Cammina fino a quando via Daste e Spalenga non incontra via Gleno e fermati alla fermata dfuori dalla Casa di Riposo. In 6 minuti e 6 fermate l’autobus numero 7 ti porterà a pochi metri da via Monte Grigna. Camminando in avanti, sulla sinistra troverai una scritta nera sul muro di una casa: “Un tetto per tutti”. Mettiti nel centro della piccola aiuola, e ammira le persone, gli animali, i frutti sul gigantesco murale colorato che l’artista Blu ha dipinto nell’ottobre del 2016. Dell’artista non sappiamo nulla, o quasi, ma quest’opera ci parla di uno dei diritti fondamentali dell’uomo, quello alla casa, e per questo Blu ha scelto l’edificio popolare che trovate di fronte. La street art non può di certo risolvere la i problemi, ma almeno potrà allontanare i pensieri e far viaggiare nella fantasia, fosse anche solo per un poco.