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Pensieri in pensilina

Via Quarenghi

Non se ne sente parlare bene, di solito.

Via Quarenghi si porta dietro la cattiva reputazione di una testa calda che seppur provi in tutti i modi a redimersi non riesce proprio a scrollarsi di dosso un passato poco seducente.

È probabilmente la via più raccontata, giudicata, controversa. Ma, allo stesso tempo, una delle più vive, divertenti e stimolanti dell’intera città, con una lunga storia di trasformazioni architettoniche e sociali. Un’arteria in cui oggi pompa sangue bergamasco, cinese, boliviano, senegalese, indiano, e che entra ed esce dal cuore di Bergamo.

Non farti condizionare da quello che si dice in giro, dai pregiudizi, dai falsi miti, da un paio di brutte notizie l’anno. Camminando per la via ti assale un senso di autenticità, come se ogni giorno cambiasse qualcosa, come se tutto lì dentro fosse un impasto di materia viva in continua trasformazione. E che coniuga tradizione locale e internazionale. Luoghi come questo sono unici, e sono il futuro delle nostre città: capirli, ma soprattutto frequentarli e non ghettizzarli, è un investimento necessario.

Ci sono due fermate qui. La 164 e la 165. Tra l’una e l’altra passano circa cento passi. Un segmento, una linea tra due punti che è un viaggio internazionale e allo stesso nella storia locale.

Colori e profumi orientali a Bergamo

Immagina. Sono da poco passate le 12:30 e stai per scendere dal bus alla fermata 165 di via Quarenghi. Hai talmente fame che le maniglie ciondolanti dal corrimano cominciano a sembrarti salami in stagionatura. Scendi. La prima cosa che vedi è una macelleria, o una bottega di frutta e verdura (fornitissima) se hai occhi solo per i vegetali.

Piccolo inciso. In via Quarenghi trovi prodotti internazionali difficilmente reperibili altrove: fagioli, frutta e verdura dal Sudamerica, spezie dall’Africa. Il chuño boliviano (una patata delle Ande, secca, da riprendere in acqua) lo trovi solo qui. Piccola suggestione nel piccolo inciso: i classici gnocchi fatti con questa patata potrebbero davvero regalare emozioni.

Per strada, il tuo naso, in completa autonomia, comincia a farsi guidare dai profumi che a quest’ora viaggiano nell’aria. Il fritto spinge in due direzioni: ristorante cinese o rosticceria siciliana. Il curry non può che portare dagli indiani (che fanno anche kebab e pizza).

E poi ci sono i boliviani. L’insegna dice salteñeria (cerca salteña su Google e scopri un mondo favoloso). Ma da loro la storia è diversa, sono i pesi massimi del piatto unico, che unico non è mai. Con 6€ (s-e-i-e-u-r-o) puoi avere:

- Antipasto. Zuppa di arachidi con bollito di manzo, piselli, carote e pasta (tutto insieme).

- Piatto unico. Pasta con pollo, riso bianco, polpette di carne in umido, patate bollite.

- Tutto in enormità. Insomma, a crèpa pansa, come si direbbe.

I cortili segreti di via Quarenghi

Per riprenderti dal pranzo potresti fare due passi. Via Quarenghi ha una storia lunga e certi aspetti sono senz’altro curiosi.

Oltre i cancelli dei palazzi che accompagnano la via si nascondono bellissimi cortili che si schiudono in spazi inaspettati. E poi vetrate, vecchie case di ringhiera oggi perlopiù ristrutturate.

Proprio di fronte la rosticceria siciliana si trova il palazzo dove, un tempo, aveva sede l’albergo-ristorante “Selemino”. Un punto di ristoro, certo. Ma anche un albergo a ore. Durante gli anni Settanta l’albergo chiuse e alcuni locali divennero la sede di Lotta Continua, un gruppo della sinistra extraparlamentare. Oggi, in quelle stanze che furono di orgasmi e spiriti rivoluzionari, lavorano gli impiegati delle forze dell’ordine: è il palazzo in cui ha sede il presidio fisso della Polizia Locale.

Le botteghe secolari

Questo lato di Bergamo mischia il presente e il passato come pochi altri angoli di questa città sanno fare. Per esempio, poco lontano da via Quarenghi, in via Palazzolo, una bottega di restauratori ti può riportare a respirare l’aria della tradizione più squisitamente locale. È la bottega della famiglia Gritti, che da generazioni lavora il legno restaurando sculture, arredi, suppellettili e ogni cosa sia da recuperare dall’incuria o dall’incedere del tempo. Una delle poche realtà artigiane con una storia secolare, tramandata di padre in figlio, ancora presente in città.

A pancia piena e a piedi stanchi dopo una passeggiata su e giù per via Quarenghi, niente di meglio che starsene un po’ ad ascoltare qualche storia, aneddoti e curiosità di un mestiere che ha attraversato un secolo, e si prepara ad attraversarne un altro.