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Pensieri in pensilina

Albino

Ad Albino ti ci portiamo in modo green, con la tranvia elettrica, sul percorso dell’antica ferrovia della Val Seriana.

Albino è il capolinea. Potresti però scegliere di non arrivare alla fine della tratta, per amor d’avventura, e di scendere alla penultima fermata, Pradalunga, per proseguire a piedi verso il paese che 496 anni fa diede i natali al pittore Gianbattista Moroni e che in tempi più recenti ha visto fiorire anche una delle rock band italiane più interessante degli ultimi trent’anni: i Verdena. Non li conosci? Ti diamo noi qualche consiglio d’ascolto!

Se sei seduto, abbandonati a una riflessione con sguardo fuori dal finestrino, dove tutto scorre. “Siamo piume nel vento”: Loniterp.

Ad Albino ti ci portiamo in modo green, con la tranvia elettrica, sul percorso dell’antica ferrovia della Val Seriana.

Albino è il capolinea. Potresti però scegliere di non arrivare alla fine della tratta, per amor d’avventura, e di scendere alla penultima fermata, Pradalunga, per proseguire a piedi verso il paese che 496 anni fa diede i natali al pittore Gianbattista Moroni e che in tempi più recenti ha visto fiorire anche una delle rock band italiane più interessante degli ultimi trent’anni: i Verdena. Non li conosci? Ti diamo noi qualche consiglio d’ascolto!

Se sei seduto, abbandonati a una riflessione con sguardo fuori dal finestrino, dove tutto scorre. “Siamo piume nel vento”: Loniterp

Il muro di Remo

Il muro di Remo

Remo è ultraottantenne. Non si direbbe. Lo trovi tutti i giorni là dove continua a sviluppare il progetto a cui lavora da cinque anni: un muretto fatto di pietre che, nel corso del tempo, ha inciso con le più svariate forme dagli altrettanti significati.

C’è il mondo e l’insondabile significato della vita rappresentato nel suo muro. Sono più o meno 920 le pietre incise. Lui le racconterebbe una a una, con quel fare da ragazzino. Ma come ogni artista non spiega troppo la propria opera, perché «ognuno ci vede un po’ quello che vuole».

Il pomeriggio lo trovi certamente lì, martello e scalpello in mano. Se vuoi incontrarlo vai oltre il convento dei frati cappuccini di Albino, poi prendi la prima sinistra. Poco oltre un parcheggio (sulla sinistra) noterai una piccola stradina salire (a destra) verso il monte. Remo e il suo muro sono lì, giusto prima del sentiero sterrato.

Qualcuno gli ha parlato di cubismo, racconta. Le forme scomposte, il soggetto da più punti di vista. Lui procede senza pensarci troppo. Mostra una pietra con un buco, un buco che calza alla perfezione sulla punta della sua scarpa. «Questa è la mia carriera di artista» dice. «Un buco nell’acqua».

Tanti però hanno cominciato a fargli visita. Giornalisti, soprattutto docenti d’arte. Ha cominciato per gioco e ora gli esperti salgono ad ammirare l’opera in corso d’opera.

Non si può sapere cosa succederà, ma non importa. Soprattutto a Remo. Ci fosse anche solo la remotissima possibilità che sia ricordato come “il Picasso della Val Seriana”, converrebbe non farsi scappare l’occasione di conoscerlo.

Cotonificio Honegger e villaggio industriale

Cotonificio Honegger e villaggio industriale

Uno dei quadri più celebri di Giovan Battista Moroni è Il sarto (certamente il primo che  comparirà dopo una rapida ricerca su Google).

C’è una strana casualità in questo. Una linea di senso lunga secoli. Albino infatti fu la culla dell’industria tessile dalla seconda metà del XIX secolo (quindi circa duecento anni dopo la realizzazione del quadro). E il cotonificio Honegger, che deve il nome a una delle illustri famiglie svizzere trapiantatesi a Bergamo a far fiorir l’industria (altri furono i Legler), ha caratterizzato la vita e la storia di questa zona per più di un secolo. La prima grande realtà industriale in un contesto tradizionalmente contadino.

Ora, soffermati sullo sguardo del sarto. Se osservi bene, ti fissa quasi indispettito per il tempo che gli stai rubando al lavoro. Uno di quegli sguardi che senza troppa fatica puoi ritrovare qui in giro, se distogli qualcuno dai suoi affari per chiedere dove si trovi il villaggio industriale che gli Honegger costruirono a fine Ottocento, sulla scorta del ben più noto a Crespi d’Adda.

«Alla rotonda del Moroni, all’ingresso del paese di Albino, prendi a sinistra. Cinquanta metri in su e trovi il villaggio. Abbandonato e coperto di sterpaglie». In fondo siamo pur sempre in una valle, e la natura sta provando a riprendersi gli spazi che l’industria si è presa.

Il Titanic di Albino

Cosa ci fa il dipinto di un transatlantico in balìa di un mare in tempesta in una chiesa di Albino?

Si trova lì a causa di Federico Gambarelli, un tenore piuttosto famoso, al tempo suo. Nacque ad Albino nel 1858. La sua attività e il suo indiscusso talento lo portarono a esibirsi fino in Messico, là dove la devozione della Madonna di Guadalupe era forte al punto che l’immacolata venne incoronata, di lì a poco, patrona dell’intera America latina.

Gambarelli decise di prendere una sua icona e portarla nel paese natale, ma durante il viaggio di ritorno una tempesta rischiò di affondare il bastimento sul quale viaggiava. Il tenore chiese la protezione della Madonna e fece voto di dedicare un santuario all’effige che portava con sé.

La nave riuscì a non affondare e Gambarelli mantenne la promessa fatta in quella notte sul mare in tempesta. In questa località della Val Serina si trova quindi questo curioso santuario, dal nome messicano e con questo dipinto strano, sotto il quale si può ancora leggere l’iscrizione:

Il vapore Africa scampato miracolosamente in una notte del febbraio 1890 mentre ritornando da Barcellona imboccava lo stretto di Gibiliterra portando seco dal Messico la prodigiosa immagine di N.S. di Guadalupe ora in questa devota gritta custodita e venerata.